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Antiche strade di Sicilia. Da Piazza Armerina a Catania.

Viaggio in moto per le strade interne e i borghi più belli della Sicilia.

Piazza Armerina-Catania. Attraverso Aidone, un piccolo paese ordinato da strade ripide. Nella piazza centrale a base quadrata siedono al sole alcuni ragazzi africani molto giovani – probabilmente migranti -, una ragazza saluta in francese un anziano del paese che risponde dall’altro lato della strada. Ad Aidone si conserva nel museo archeologico un’opera di grande valore: la Dea di Morgantina, divenuta celebre per un contenzioso tra Italia e Usa per la sua restituzione. La statua scolpita nel v sec a.C. da un allievo di Fidia fu profugata dal vicino sito archeologico di Morgantina e portata fuori dall’Italia per essere venduta al Paul Getty Museum di Malibù, che la restituì nel 2011. Quest’opera splendida alta più di 2 metri colpisce per l’effetto bagnato della veste sul corpo di cui si intravedono i lineamenti.

A Raddusa mi fermo per un caffè e mi accorgo di aver turbato la tranquillità della piazza principale del paese -o forse ho solo un po’ rianimato una conversazione languente…- quando un uomo lascia al tavolo i suoi compagni e viene a informarsi sulla moto. Riconosco nelle facce dei miei interlocutori le maschere dei caratteri tipici siciliani. Come nella commedia dell’arte, ecco vedo il primo personaggio: “l’esibitore di successi”, è vestito in modo casual curato, non fa mistero delle sue possibilità economiche e si vanta delle innumerevoli moto possedute in passato. Scende da un furgoncino trafelato e con gli abiti sporchi del lavoro per una veloce pausa caffe un’altra maschera:“il burlone”, quello che scherza su tutto. Sorriso d’ordinanza, per lui ogni cosa si dica o si faccia si presta al lato ironico e scherzoso, senza dimenticare che la sessualità offre molti spunti per battute anche grevi. Ma la figura più interessante e più tragica, anche se sorridente è quella de “il rassegnato”. Un uomo sui 50, con una vivacità e profondità di sguardo che lascia intravedere una certa sensibilità. Sarcastico nel suo modo teatrale di alzare un sopracciglio per schernire il suo interlocutore. Prende la mia moto come pretesto :“In sicilia non c’è lavoro, è difficile potersi permettere una moto come la tua” ma a questo banale impulso a lamentarsi non segue che un’altra chiacchiera da bar e un’altra battuta sagace.

Riprendo la strada per Catania senza soste, non ci sono paesi, solo campi, pascoli e sullo sfondo pale eoliche incomprensibilmente immobili.

Dalle donne in bikini di Piazza Armerina e dalla Dea di Morgantina alle prostitute africane della statale nella zona industriale di Catania. Quando si parla della Sicilia il sublime e il tragico si confondono. Dal nulla emergono grandiose opere d’arte la cui vera bellezza testimonia una profonda comprensione della vita e poi la vita stessa è violata dallo sfruttamento e dall’ignoranza. In una folle corsa bello e brutto, anzi bellissimo e bruttissimo, si superano di continuo e si resta con il fiato sospeso per vedere chi vincerà. Questo è il senso di un viaggio in Sicilia.

Oggi vince il bello, parcheggio davanti al Teatro Bellini di Catania e chiedo informazioni per raggiungere un caro amico che vive qui e che mi porterà a fare uno strepitoso giro a piedi del centro storico: la chiesa incompiuta di San Nicolò l’Arena e il sontuoso Monastero dei Benedettini, lambito dalla lava dell’Etna della devastante eruzione del 1669.

Chiesa di san Nicolò l’Arena.Catania.

Il giro procede con il centrale e semi-abbandonato quartiere a luci rosse di San Berillo e prosegue con le Terme della Rotonda, piccolo Pantheon pagano riconvertito in chiesa, il mercato del pesce, la pasticceria della Piazza del Duomo dove si può ammirare l’elefantino, simpatico simbolo della citta. Si finisce con la visita a una piccola sezione di quello che doveva esser un’opera imponente: l’Anfiteatro Romano.
Terme della Rotonda. Catania.

Ricchezza, fascino mediterraneo, piacere di vivere e bellezza. Bellezza che ritorna degrado non appena, smarrita la direzione, mi ritrovo nella periferia dei palazzoni impersonali e di fatto scollegati dal tessuto urbano. Qui al catanese, con il miraggio della casa comoda, è stata negata per sempre la natura cittadina e il godimento della sua cultura. Mentre questi pensieri mi girano per il casco non è difficile ritrovare la strada per quella unica maestosa montagna: il vulcano Etna.

1 comment

  1. Pio D' Agostino Reply Ottobre 26, 2017 at 1:17 pm

    Complimenti! Bellissimo!

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