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Antiche strade di Sicilia. Da Corleone a Piazza Armerina.

Viaggio in moto per le strade interne e i borghi più belli della Sicilia.

Corleone-Aragona. Prendo la SS118 Corleonese-Agrigentina,  la strada romana più antica di Sicilia: molti tratti infatti coincidono col tracciato che i romani costruirono durante le fasi della prima guerra punica. Mi fermo nella bella Prizzi per scattare qualche foto del paese che ricopre l’intera collina con piccole casette inaspettatamente ordinate.

Prizzi(Pa).

Faccio il primo incontro molto coinvolgente con il paesaggio siciliano. Posso godere in solitudine della vista, dall’alto della strada, di una vallata perfettamente arata e colorata di gialli e ocra. Siamo nella Sicilia rurale della provincia di Agrigento. I paesi che seguono hanno i nomi di Santo Stefano Quisquina, Alessandria della Rocca, Bivona (nota per le pesche) Cianciana, Raffadali e Santa Elisabetta, per arrivare poi ad Aragona, paese di origine di mia madre dove passerò la notte ospite del mio caro zio. Man mano che mi avvicino ai luoghi delle mie estati d’infanzia il paesaggio diventa sempre più riconoscibile. O meglio io mi riconosco in lui.

Paesaggio in corrispondenza dell'attraversamento del fiume Platani. SS118 Corleonese-Agrigentina.

Campeggiano fuori misura, per paesi di poche anime, gli enormi manifesti per le elezioni regionali che si terranno tra poco in Sicilia. Sfilo per le vie di Raffadali, paese natale di un altro Totò (Cuffaro) finito in carcere per mafia. A Santa Elisabetta riconosco la fontana dove da piccolo andavo con i miei genitori a riempire i bidoni di acqua potabile nelle lunghe estati afose.

Veduta del Palazzo Naselli dallo studio del pittore Crizzo. Aragona(Ag).

Aragona-Piazza Amerina. Da Aragona anche riprendendo la più lenta SS.118 si fa presto ad arrivare ad Agrigento e a percorrere la strada in discesa per la Valle dei Templi, il parco archeologico più grande del mondo. Nonostante conosca bene questi luoghi che ho visitato decine di volte rimango ogni volta senza parole alla prima vista del Tempio della Concordia, il cui tufo giallo -ormai privo degli stucchi policromi- si stacca dal blu del cielo. Questo tempio di epoca classica in eccezionale stato di conservazione è considerato tra i più notevoli del mondo greco, non solo in Sicilia.

Da Agrigento la SS115 che costeggia il mare mi porta in una Licata degradata e disordinata dove mi fermo solo a mangiare qualcosa, non prima di aver fatto qualche foto e di aver respirato l’aria gattopardiana di Palma di Montechiaro, città dei Tomasi di Lampedusa in cui Giuseppe ambienta il famoso romanzo.


Matrimonio a Palma di Montechiaro (Ag). Città de "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa.

Dopo la delusione di Licata non me la sento si entrare a Gela anche se a detta di qualcuno conserva un bel centro storico. Mi riprometto di andarci. Non oggi però, sono impaziente di arrivare a Piazza Armerina. Abbandono la strada litoranea decisamente deprimente, tra improbabili costruzioni e discariche improvvisate nelle aree di sosta con la vista su un mare azzurro che certi siciliani non meritano. Sono felice di lasciare la costa dietro di me e di prendere la SS 117 bis che mi porta in salita in una Piazza Armerina (Ciazza nella locale lingua gallo-italica) fresca baciata dal sole pomeridiano. Trovo con facilità una bella stanza con vista a un prezzo ragionevole, e passeggio per le splendide vie di un paese vivo, abitato, ordinato e ricco. Molti turisti -me compreso- fanno una sosta qui per via della sontuosa e splendidamente conservata Villa Romana del Casale (IV sec) scoperta a 4 km dal paese nel 1950.

Tetti di Piazza Armerina (En).

Visito la Villa la mattina seguente, la ricostruzione in legno del tetto rende davvero notevole l’effetto scenico di trovarsi realmente all’interno di una villa romana di 1700 anni fa. Resto impressionato dalla modernità dei meravigliosi mosaici che ritraggono le famosissime fanciulle in bikini che praticano sport. Una di esse ha in mano due piccoli pesi da palestra, un’altra lancia una palla colorata… fitness nella campagna sicula rimasto sepolto per 16 secoli e che oggi riemerge totalmente contemporaneo.

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